
Suora Nimfidiora:
Vicino al monastero c’è un Istituto per i bambini con le particolarità dello sviluppo psicofisico. Le diagnosi sono diverse: sindrome di Down, paralisi cerebrale infantile, traumi ostetrici, difetti fisici congeniti e rispettive malattie degli organi interni. In quest’Istituto abitano circa duecento bambini. Molti di loro sono orfani.
Quando un bambino piange o sorride – lui è tutto in questo.
Lo stesso fanno anche quelli che sono diventati “come i bambini”.
Ma negli adulti piange o sorride solo una parte di loro.
Arcivescovo Giovanni San-Francesco
Una mattina scintillante, un sentiero in mezzo all’erba coperta dalla rugiada argente e dentro ogni goccia della rugiada c’è un arcobaleno – così si può descrivere il mondo dell’infanzia. La magior differenza tra un bambino e un adulto è la semplicità, l’indissolubilità di percezione del mondo, un bambino sa completamente immergersi in un sentimento.
I bambini sono leggeri e aperti, non sono schiacciati a terra dal carico degli affari quotidiani, non hanno l’esperienza spiacevole del passato – loro vivono nel presente, nella pienezza di ciò che accade nel momento.
Mentre uno comunica con i bambini può sentire la propria insignificanza, complessità.
Nella percezione di un adulto nascono sfiducia, sospetto. Un uomo vede se stesso, ammira se stesso, fa passare tutto attraverso la sua mente. E soltanto “... quando il Signore tocca silenziosamente e con gentilezza un cuore morto, di cui una persona intelligente, scienziosa non ne ha bisogno... e l’uomo ad un certo punto comincia a capire che tutto ciò che è complicato, ingarbugliato non è vero... l’avvicinamento a Dio rende la persona semplice, solare, leggera,” – ecco sono le parole della predica del Padre Andrei.
Vicino al monastero c’è un Istituto per i bambini, la palizzata di cemento lo separa dagli adulti. In quest’Istituto abitano circa duecento bambini con le malattie gravi, la maggior parte delle quali sono congenite.
La sincerità, la semplicità, la fiducia di questi bambini sorprendono, loro percepiscono il mondo con gioia. Non hanno neanche un goccio di ipocrisia, sarà difficile trovare un sorriso così sincero, così vero. I bambini sono capaci di darsi tutti alla gioia quando vedono il sole, un fiore, un uccellino. Per incontrare Dio, loro non devono passare una strada lunga dalla mente al cuore, la loro anima sente la grazia, si aspira a tutto sacro. Non per caso sin dai tempi antichi tali bambini venivano chiamati “figli di Dio”. Dopo un litigio, loro non tengono rancore, perdonano facilmente le offese. Quelli che conoscono i loro parenti, gli vogliono bene e pregano per loro. Il Signore gli vuole bene e non li abbandonerà mai – forse è per questo che le loro anime sono così gioiose.
Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. (Matteo, 18: 4, 5)
Sembra che nell’Istituto sia un mondo particolare, incompatibile con quello che esiste dall’altra parte della palizzata.
I bambini sono semplici nel manifestarsi, loro possono abbracciare con sincerità e gioia la persona che vedono per la prima volta, sono disposti a condividere il loro affetto con chiunque. Loro percepiscono sensibilmente l’umore degli altri, quando uno è triste loro cominciano a consolarlo.
Nell’Istituto c’è un reparto per i bambini che non si alzano dal letto, sono dei piccoli martiri. Lì il tempo si è fermato. Fa male vederli soffrire, ma il cuore sente che le loro anime innocenti saranno sempre insieme con Dio, dove non c’è più né malattia, né tristezza, né sofferenza.
Il prete accoglie questi bambini nel reparto. Quelli che possono frequantare la chiesa, sono molto felici quando li lasciano partecipare alla messa.
I bambini sono bravissimi a disegnare. È interessante che i temi dei loro disegni sono gli Angeli, le chiese, le cupole con le stelle sopra, le croci. Stupisce la loro capacità innata di sentitre composizione e colori, la libertà interiore.
Le sorelle ei frati che frequentano i bambini e fanno i compiti insieme, anche loro diventano più semplici e sinceri.
Nei giorni delle feste nell’istituto servono i teddeum, organizzano gli spettacoli per i bambini.
Le suore pregano che sul territorio dell’Istituto sia costruita una piccola chiesa di San Nektario, un guaritore greco che faceva i miracoli.
Dispensario Tubercolare
Noi dobbiamo salire dalla terra dolorosa fino al Paradiso e rallegrarsi insieme con gli Angeli per un’anima salvata, per una coppa dell’acqua fredda, versata nel nome del Signore.
Santa Martire, Grande Duchessa Elisabetta
Non c’è niente che ti avvicina al Dio più che la carità.
Perché soffrire?
Perché bisogna soffrire se noi tutti viviamo sotto il potere di Dio Misericordioso? Un giorno io feci questa domanda ad un parrocco – non riesco a dimenticare lo stupore con cui ascoltai la sua risposta: “È proprio per questo che soffriamo, amica mia, ché il Signore è buono”. In quel momento io ero pronta a sdegnarmi per la tale risposta. Ma ora dico: “Si, è veramente così!” Incontro le obiezioni: ci sono delle persone a cui sembra paradossale pensare che le sofferenze e i guai di questa vita appaiono dalla Misericordia di Dio.
Per i bambini che si trovano nel dispensario antitubercolare è difficile comprendere tutto ciò. Se uno non lo sa che tipo di edifici sono, uno può pensare che la costruzione mezzo i boschi sia un campeggio estivo per i bambini. I bambini sono tutti di diversa età: dai bimbi lattanti ai ragazzi quasi adulti. Nello stesso posto c’è una scuola media che occupa alcune aule al terzo piano. Lì viene svolto il processo scolastico, perché per qualcuno di loro la cura dura per anni.
La prima cosa che è stata realizzata con l’auito di Dio, con la benedezione e l’appoggio delle suore è una piccola iconostasi ed uno scaffale con i libri religiosi. Bisogna dire che l’amministrazione e il personale medico danno una mano in tutto: chiamano i bambini per la preghiera di mattina, prima di colazione, distribuiscono l’acqua santa e l’ostia (la prosfora), i dolci a Pasqua e Natale, i libri della biblioteca. Dopo la preghiera vanno sempre alla confessione. I giovani, non sapendo che cosa dire, si affollano, spaventati, vicino ad un “analoi” temporaneo, presentato da un tavolo per il pane. Tutto è molto simbolico. La scritta “pane” sopra il tavolo: il Prete ha spiegato nel contesto santo che il Cristo e l’Amore Sono Dio. Di mattina qui sarà fatto il Mistero e i bambini conosceranno il Pane e il Sangue Sacri. Qualcuno guarirà tra poco o ad un tratto troverà i genitori (era già successo così!) che decideranno di portarlo a casa invece di mandarlo dopo l’ospedale in un orfanotrofio. Il suo posto verrà occupato da un altro paziente, a volte neanche battezzato, chi forse tra poco accetterà il Mistero del Battesimo.
Nastja. Una piccola corsia, un lettino comodo. Lì dorme tranquillamente una bimba. Il letto ei giochi costosi non possono sostituire il calore della famiglia. Alla madre è stata tolta la patria potestà, dopo la dimissione dall'ospedale sarà messa nell’orfanotrofio.
Vitalik e Sasha. Il sistema nervoso centrale di tutti e due i bambini è colpito gravamente dal micobatterio tubercolare. Sasha è ceco e sordomuto, ha l’idrocefalia. Vitalik è sordo. Ma a volte le loro facce vengono storte dalle sofferenze, i piccoli gridono e i loro occhi si riempiono di lacrime. Le medicine non salvano dal mal di testa. Tutti e due sono orfani. Dopo la dimessione si troveranno nell’orfanotrofio.
Ljosha. È il figlio minore di una signora di una certa età. Gli organi interni e il sistema nervoso centrale sono colpiti dalle malattie. Sulla pancia ci sono delle cicatrici grosse. Le gambe si piegano, non riuscendo a camminare, ha l’aspetto da bambino, anche se ha l’età di un ragazzo. Ma la sua mamma gli vuole bene e non perde la speranza. I figli maggiori la aiutano. Quando vedi questo ragazzo soffrire, il cuore diventa più sensibile e una storia viene in mente.
Un bambino era malato e immobile, nonchè era cieco e muto. Lui era sdraiato, triste, e una volta pensò: “Qual’è il senso della mia vita? Le persone sane possono essere utili, ma io non faccio niente, anzi, le altre persone lavorano per mantenermi.” Lui provò pietà per i suoi, e comincò a pregare Dio per loro. Una volta pregò in modo fervido per suo padre che non fosse rimproverato al lavoro. Dopo esser tornato dal lavoro la sera, il padre disse: “Che bello! Il mio capo, invece di rimprovermi senza un motivo, come lo fa sempre, ad un tratto mi ha proposto la promozione ed un salario più alto”. Allora il figlio sorrise: “Ecco, sono capace di fare tante cose – posso pregare Dio!”
Reparto Pediatrico (Reparto №2 dell’Ospedale Clinico Psichiatrico della Repubblica di Belarus)
La vita del monastero di Santa Elisaveta è la via del servizio a Dio e ai prossimi. Molto tempo prima della fondazione del monastero, la Comunita` delle suore all’onore della Santa Martire, Granduchessa Elisaveta prestava l’aiuto spirituale ai malati ricoverati all’ospedale psichiatrico clinico della Repubblica di Belarus. Nell’Ospedale ci sono 7 reparti, il secondo reparto è pediatrico.
Nel 1999 i frati e le sorelle del monastero hanno cominciato a frequentare i bambini. Di seguito è stato creato il centro di studi e consulenza “Paese dell’Infanzia”. Prima il reparto pediatrico era chiuso, ma il Signore ha voluto entrarci – e tutti gli ostacoli sono svaniti, le porte sono state aperte.
La nascita del “Paese dell’Infanzia”
Per un bambino è difficile stare senza il calore e la fiducia. L’anima ferita del bambino si agita in questo mondo, come un uccello dentro la gabbia, si ammala soffocandosi dall’incomprensione. Un bambino smette di vedere la differenza tra il bene e il male, e può fare degli atti terribili.
In Ospedale arrivano di solito i bambini dalle famiglie con dei problemi, dagli orfanotrofi e istituti. Alcuni di loro non sanno neanche leggere e scrivere, prendere cura di se stessi, non ricordano le date della loro nascita ei nomi dei genitori.
Le anime ferrite
Nel reparto №2 dell’Ospedale Clinico Psichiatrico della Repubblica di Belarus arrivano i bambini dell’età da 3 a 16 anni con i disturbi psichici e le malattie del sistema nervoso centrale (epilessia, ritardo dello sviluppo psichico, enuresi, schizzofrenia, depressione). Qui la terapia viene effettuata ai ragazzi predisposti al suicido, affetti da tossicodipendenza, alcolismo e dipendenza dal computer, di quelli che vagabondavano per le strade e si trovano sotto l’inchiesta. Loro hanno le anime ferite, che possono essere curate solo dall’amore e la fede in Dio.
Alcuni ragazzi solo nel “Paese dell’Infanzia” hanno sentito le parole “Dio”, “pentimento” per la prima volta... I monaci e le suore pian piano cercano ad aprire un mondo nuovo ai ragazzi – il mondo di bontà, pazienza e amore, cercano di svegliare nell’anima di un bambino le capacità di vedere e valutare la bellezza attorno a se stessi, la voglia di essere sinceri. E le anime dei bambini si ispirano alla luce, trovano la speranza.
La vita del “Paese dell’Infanzia”
Le attività nel “Paese dell’Infanzia” vengono svolte in forma di collaborazione con i ragazzi, i loro genitori e personale medico. Le porte dell’aula sono sempre aperte per tutti i ragazzi. Ogni azione inizia dalla pregiera. I bambini disegnano, cuciono, cantano, studiano la lingua slava della chiesa, la storia della loro Patria, la matematica “per i curiosi”, imparano a dare una mano e prendere cura uno dell’altro.
Vengono tenute le continue cronache del “Paese dell’Infanzia” scritte dai ragazzi stessi. Per le feste religiose i bambini imparano a memoria la poesia, le canzoni, partecipano alle recite, a volte fanno i costumi e la scenografia. Dopo le recite fanno un grande pranzo tutti insieme.
Nei giorni delle feste in chiesa fanno la messa. I bambini invitano il personale medico e i genitori che li frequentano, in questo modo mostrando la cura del prossimo.
Il risveglio dell’anima
La patronessa del “Paese dell’Infanzia” è Madre Divina Iverskaya, di fronte all’icona della quale ai bambini piace pregare. Ogni settimana il parrocco viene a trovare i bambini, loro hanno la possibilità di conversare con lui, di confessarsi e di fare la comunione. I bambini non battezzati con l’accordo dei genitori possono essere battezzati dirittamente nel reparto. Così, con l’aiuto di Dio l’anima viene purificata la persona ottiene le forze per la lotta con il peccato.
In qualcuno cresce il seme della fede. Le suore e i frati del monastero scrivono le lettere ai bambani, pregano per loro.
I bambini si ricordano per sempre del “Paese dell’Infanzia”, dove le loro anime sono state toccate da Dio.
Nei nostri progetti abbiamo l’idea di ricostruire il campo da gioco per bambini sul territorio dell’ospedale. Ma abbiamo bisogno di fondi per realizzarla....
L’Internato Psiconeurologico №3
Dio sta sempre vicino al posto dove abitano le persone deboli, abbandonate.
Questo si sente subito quando uno entra sul territorio dell’internato psiconeurologico. Un piccolo regno, dove le persone adulte sono come i bambini. Lì è sempre bello: quando fa bel tempo ci sono tanti fiori, in inverno la neve brilla al sole.
Gli abitanti dell’internato sono prevalentemente persone semplici e buone, ci sono poche persone che sanno accogliere nel modo così allegro. Loro percepiscono quando uno sta male: si avvicinano a lui, gli accarezzano la testa, offrono del pane. Esiste un’opinione che in questo modo Dio protegge dal mondo le persone con le anime sincere e tenere.
A volte sembra che gli abitanti dell’Istituto vivono come dei santi. Proprio come i pelligrini cristiani che non hanno niente, non hanno neanche la propria volontà. Per “la disubbedienza” possono essere puniti, per esempio, li legano alla sedia. Nei reparti “chiusi” la vita è ancora più dura. Lì ci sono solamente le camere e un corridoio lungo e stretto con le panchine. Una situazione comune: sul letto è sdraiato un paziente, di fronte a lui c’è la finestra, dalla quale si vedono gli alberi – è tutto ciò che lui può osservare. Quando gli chiedi “Come stai?” risponde “Tutto bene.” È possibile sentire una tale risposta da una persona di buona salute e benessere?
In uno dei reparti dell’Internato c’è il parrocco, si dice che da bambino è stato colpito alla testa. Non è per caso. Probabilmente in questo modo, Dio ha provveduto alla sua salvezza.
La mitezza di questa persona sorprende. Quando gli chiedi, se è difficile vivere, lui risponde: “Affatto, mi sono abituato. La pazienza crea la salvezza.” Una volta gli hanno fatto la domanda, se aveva paura della morte. La risposta era: “Aspetto la resurrezione dei morti e della vita del secolo nuovo.”
Un giorno lui era seduto nel corridoio tra altri pazienti, molti di cui si comportavano in modo abbastanza vivace.
– A che cosa pensa , padre?
– Alle letture del Vangelo d’oggi.
Beati i poveri in ispirito, perchй di loro e` il regno de' cieli.
Beati quelli che fanno cordoglio, perche` essi saranno consolati.
Beati i mansueti...
Fratello V.:
Quando venivo qua provavo i sentimenti diversi. Ma poi ho visto quello che non avevo mai aspettato. La prima persona che mi si è avvicinata era un enorme uomo barbuto dall’aspetto molto severo, mi è venuto molto vicino e ha puntato gli occhi su di me. Mi sono sentito a disagio. E ad un tratto ho sentito: “Dammi una caramella.” E così che sono loro... Loro sentono subito che tipo di persona sei. Sono sinceri. E non ti tradiranno mai.
Il 6 febbraio 1998 è accaduto un avvenimento gioioso - nel foyer dell’Instituto è stata benedetta una chiesa familiare nel nome di Santa Beata Ksenija di Pietroburgo. Le parole del Vangelo vengono in mente: Poichè molti son chiamati, ma pochi eletti. (Matteo 22: 14)
Nell’internato per le persone malate si realizza la Liturgia Divina, il Regno di Dio sulla terra. Dove sono in quel momento i saggi e i potenti di questo mondo, sono importanti per la vita eterna le cose di cui si occupano loro? I deboli, i miseri, gli esuli si trovano al Cenacolo dell’amore e non c’è niente di superiore.
Sorella Z.:
Presso l’internato abitano le persone per le quali uscire dal territorio dell’Istituto è quasi sempre impossibile. Molte di loro sono cresciute nell’Istituto per i bambini, e poi sono state trasferite qui. E quando abbiamo cominciato a frequantare l’ospedale, e dopo anche gli istituti, quando molti pazienti hanno ottenuto la possibilità di fare la comunione, allora, certamente si è voluta anche la liturgia. Per questo è apparsa l’idea di fondare una chiesa dentro l’Istituto. È strano ma nessuno ha pensato al nome da dare alla chiesa... Una volta un prete (da un altra parrocchia) ha chiesto: “E com’è che si chiamerà la vostra chiesa?”-“E noi non ci abbiamo ancora pensato.”-“Sarebbe bello darle il nome di Beata Ksenija...” È davvero, abbiamo pensato noi, è giusto – la chiesa di Beata Ksenija.
Gli abitanti dell’internato hanno imparato insieme con le sorelle le preghiere e le cantano in chiesa, una volta la settimana fanno la grande messa in onore della santa Beata Ksenija – non si fa una cosa simile da nessuna parte. Nell’internato si sente l’Amore di Dio che copre questo posto che potrebbe sembrare triste. Sono sorprendenti gli occhi dei malati dopo la comunione – lì brilla il calore celeste. Dopo aver visto una cosa del genere, è possibile credere alla vicinanza di Dio. Nell’ internato c’è la scuola domenicale.
Secondo le parole del vecchio Nikolai, quando aiutiamo i malati, noi stessi veniamo salvati con le preghiere di loro.
L’Ospedale Clinico Psichiatrico della Repubblica di Belarus
Sembra che da bambino ho sempre voluto aiutare quelli che ne avevano bisogno, prima di tutto quelli le cui anime soffrivano.
Granduchessa Elisaveta
Suora Eupraksia:
In Russia esisteva la tradizione di costruire gli ospedali per le persone dementi sul territorio dei monasteri. Le persone, che prima non venivano accettate dalla società diventavano inutili anche per i loro parenti e trovavano rifugio da Dio nel silenzio di monasteri. Così la gente comune li chiamava “da Dio”. Certamente è impossibile paragonare il più grande ospedale clinico psichiatrico della repubblica di Belarus con i altri posti di quel tipo in Europa, ma anche qui Dio non priva i Suoi martiri da una protezione particolare. Nel 1999 sul territorio dell’ospedale è stato fonadto un monastero.
Lì dove anche l’aria è piena di dolore non è il posto per le discussioni sulla scienza e la religione. La sfiducia che i medici esprimevano all’inizio alle suore con il tempo è stata sostituita dalla comprensione unita al desiderio di alleviare le sofferenze del prossimo.
Adesso la “propria” suora viene a trovare i malati in ogni reparto dell’ospedale.
I pazienti non vedono l’ora di avere la preghiera comune, di sentire i racconti interessanti, di avere una semplice compassione umana. Una volta alla settimana viene fatta la liturgia ai pazienti dell’Ospedale. La maggior parte delle persone che ricevono la terapia nell’Ospedale, secondo il loro stato psichico, non hanno la possibilità di visitare la chiesa, per questo i preti fanno la confessione, la comunione e il battesimo dei malati dirittamente nei reparti.
Il monastero si trova sul territorio dell’Ospedale. E ogni sera sopra l’ospedale echeggia il suono della campana che penetra il buio della mente ferita fino in fondo dell’anima creata secondo l’immagine di Dio.










