Свято-Елисаветинский монастырь
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Господи Иисусе Христе, Сыне Божий, помилуй мя грешнаго.

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Coro

Nella Chiesa Ortodossa non vi è messa, pubblica o privata, che non sia cantata. Non importa se il canto è eseguito da un solo cantante, o da due cori professionali, oppure da tutti i presenti alla messa.

Naturalmente alcuni parti della messa (ad esempio “compieta”) non sono cantate nel senso classico del termine ma sono eseguite come “salmodia”, cioe sono lette monotono e a cantilena.

Il canto liturgico non è così solo una colonna sonora per la messa, ma una forma stessa di culto.

Non è un caso che nei tempi remoti la messa fosse chiamata - «il canto».

«Tempo di cantare, tempo di pregare Dio! Signore, Gesù Cristo, nostro Dio, abbi pietà di noi », -

con queste parole il Monaco sveglia la confraternita per andare alla preghiera notturna.

In Russia, fino al XVII secolo, ci fu una rigida distinzione tra il canto liturgico (salmodia) e la musica laica. Le parole «cantare» ed «il canto» indicavano il canto in chiesa e si riferivano solo alla salmodia.

Le parole «suonare», o « interpretazione di musica», indicavano il canto al secolo.

Pertanto, con riferimento alle canzoni laiche, non veniva mai detto; «cantare una canzone», ma si diceva; «suonare una canzone» (da qui deriva l'espressione; «suonare le nozze»– il modo di dire russo – “celebrare le nozze”).

L'essenza della musica liturgica è la preghiera.

Secondo la Cronaca di Ioakim, il Santo Principe Vladimir, dopo il suo battesimo a Korsun, ha portato con se a Kiev il primo Metropolita Nicola, di origine bulgara, e altri vescovi, sacerdoti e cantanti.

Con la regina Anna è arrivato uno clero di cantanti greci, chiamato «il coro di zarina».

I primi insegnanti di canto in Russia sono così stati i bulgari e greci.

Il canto era solo monofonico (cosiddetto «melodico») e era insegnato oralmente o “ad orecchio”.

Quasi nulla è conosciuto del carattere della salmodia russa.

E’ indiscutibile che la nostra Chiesa non ha inventato la salmodia, ma l’ha ricevuta gia pronta per l’uso.

Alla base del canto liturgico vi è il “principio degli otto toni”, vale a dire un sistema di otto toni musicali, in lingua slava – “voci”.

Su questi otto voci si basa tutto il canto liturgico.

Il primo ad introdurre il canto ad otto voci , nel quarto secolo, è stato San Giovanni Crisostomo, successivamente è stato ampiamente sviluppato da molti altri grandi compositori ecclesiastici tra i quali Sant'Ambrogio di Milano, San Romano il Melode, San Sofrone, Patriarca di Gerusalemme.

Nel settimo secolo è stato definitivamente introdotto tra le prassi liturgiche dalle opere sacre di San Giovanni Damasceno.

La custodia di queste cose sacre è merito e patrimonio della Chiesa ortodossa.

Tutto rango liturgico, l'intero materiale musicale (ed i testi) con l'intero sistema del canto a otto voci sono stati creati da Santi e sono quindi inviolabili.

Secondo le “norme”, vale a dire secondo il Regolamento (Regola monastica), durante la settimana domina a vicenda una delle otto voci (o motivi). Questi brani sono canonizzati dalle autorità della chiesa, vale a dire sono riconosciuti come corretti ed esemplari per celebrare la messa, pertanto, sono chiamati regolamentari.

Tutti i cantori devono imparare questi brani a memoria ed essere in grado di cantare ogni testo proposto in ogni voce di otto.

Un tesoro inestimabile nel sistema di canto liturgico russo antico è il canto liturgico znamenny.

Nella vita moderna si ritrova, forse, solo nel monastero.

I monasteri dove tutta la messa viene cantata in motivo antico sono molto rari.

Rilanciando la tradizione del canto liturgico znamenny, le sorelle del monastero di Santa Elisaveta tentano di ritornare all'unità di preghiera, alla vita ed al canto rappresentati dal sistema di canto della Russia antica.

La persona ha vissuto pregando e cantando allo stesso tempo, e quello che ha cantato veniva consolidato nella sua esperienza spirituale, se come era provato «alla resistenza», alla purezza, alla verità.

..... Pure, penetranti ed austere risuonano le voci delle monache..... La cosa più importante non è la raffigurazione, ma è non cambiare il carattere del suono cantando con monotonia, non cercando di sentire qualcosa, ma pronunciando con concentrazione le parole della preghiera.

In contrasto con la musica, la quale si caratterizza per l’espressività e la diversità, la salmodia si distingue per la sua austerità.

Negli antichi monasteri, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, si cantano la stessa cantata di Kiev, Misericordia di pace, e la stessa cantata di Vallam Luce Pacifico (Свете Тихий), ricordandoci che i tempi stanno cambiando, ma non per la Chiesa, la quale rimane, oggi come ieri, la stessa di un centinaio di anni fa.

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